la pasta, el café y el arroz no tendrán fecha de caducidad en la UE.. esperemos que por lo menos sea obligatorio poner la década del envasado..
en hispanistán ya son pioneros en éste tema, en los yogures, gracias a Cañete..
disfruten lo votado..
Ue, via la «data di scadenza» dalla pasta, dal riso e dal caffé
L’obiettivo è ridurre gli sprechi. In Italia ogni famiglia getta via
cibi scaduti per 515 euro l’anno, anche Greenpeace chiede che cambi la
norma
Sono 89 milioni di tonnellate. Questa è la montagna di cibo gettato ogni
anno nella spazzatura dai cittadini nella Ue. Un fenomeno allarmante al
quale alcuni Paesi membri ora vogliono porre un freno. Come? Eliminando
la dicitura «da consumarsi preferibilmente entro...» dalle confezioni
di pasta, riso, tè, caffè, formaggio duro.
Termine minimo di conservazione
Come siamo messi in Italia? Ogni famiglia, in un anno, spende mediamente
515 euro in alimenti che poi non consumerà mai. Si tratta di oltre 4
mila tonnellate di cibo acquistate dai consumatori e buttate in
discarica ogni giorno. Peggio di noi fanno Gran Bretagna e Svezia.
Ebbene, se tv, libri e Web traboccano di rimedi contro gli sprechi, una
soluzione potrebbe arrivare adesso da un nuovo piano della Ue. Secondo
le carte del Consiglio per la seduta dei ministri dell’Agricoltura di
lunedì prossimo - riferisce il tabloid tedesco Bild -, diversi stati
membri (in prima fila ci sono Olanda e Svezia) starebbero spingendo per
ampliare l’elenco dei prodotti alimentari il cui termine minimo di
conservazione non dev’essere specificato in base al diritto comunitario.
In concreto: la dicitura «da consumarsi preferibilmente entro» potrebbe
presto sparire dalle confezioni di pasta, riso, tè, caffè, formaggio
duro. Già oggi non è obbligatorio per prodotti quali zucchero, sale o
aceto. Le organizzazioni ambientaliste, tra queste Greenpeace, chiedono
da anni che la lista venga ampliata.
C’è scadenza e scadenza
Per gli esperti si tratta di un passo sensato per ridurre gli sprechi
visto che spesso i cibi vengono buttati via a causa dell’insicurezza del
consumatore. Molti, infatti, confondono il termine minimo di
conservazione indicato sull’etichetta, con la data di scadenza e -
allarmati da possibili tremende conseguenze sulla salute - buttano il
cibo nella pattumiera. La data di scadenza indica il termine entro il
quale l’alimento è idoneo al consumo, se mantenuto nelle corrette
condizioni di conservazione. È prevista per tutti i generi deperibili
(latte fresco, yogurt, ricotta, uova, pasta fresca, ecc.) Al contrario,
il termine minimo di conservazione può essere superato anche di alcuni
mesi nel caso di riso, pasta secca, conserve.
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